Grido Secco

munch-lurlo-copertina

Grido secco, il male che permane

Nebbie di ruscelli sulfurei,

sudore fumoso di muraglioni di stagno,

serpi scarlatte per i sotterranei di pietra,

e sarà sempre spregio!

E non ci sarà dimenticanza…

Minaccia la Montagna arroventata dai boschi incendiati,

il vuoto fantasma dagli occhi vaghi…

Ed è spazio secco, terra morta, semina inutile.

Caddero stille all’alba,

si fissarono e fu fuoco gelido: nodo tremante irto di colpa, solitudine e silenzio.

Fiori neri di maledizione, congiuri, sfide,

freddi incensi lividi che vacillano e piano si spengono,

per l’irata freddezza, per l’ostinato indecifrabile rifiuto.

Ansima la stella triste del mattino,

espia, in lagrime acre, il salice solitario, il suo luccichio fragrante.

Inchioda il suo cuneo, affonda il suo becco,

Lui…il Male Silenzioso, punzecchiante grumo di tregende.

Il male assetato e supplicante è li da sempre,

fili crudeli tessono le innumerevoli pantomime delle mummie.

Li va, serpeggia per vie anonime, si muove coi suoi ceppi per abitacoli grigi,

irradiante mistero in lacrime nascoste.

E’ questo?

Può essere questo?

Spia la morte, di fretta arriva,

ed è la fine, la cecità completa.

Sarà sempre, come il ghigno tenace della sofferenza

in vece dell’oblio sereno nell’immortalità sacra.

E pozzi perenni di calce, incisioni di impronte di cenere, addii inamovibili di quarzi screziati,

male denso che rimane, finisce, riappare e non è dimenticato.

(Sull’immortalità terrena del male, a proposito della mummia scoperta in Egitto,187 l’uomo sconosciuto E)

Grito seco, el mal que permanece

Neblinas de arroyos sulfúreos,

sudor humoso de murallones de estaño,

por subterràneos de piedra, entre serpientes escarlatas.

¡Serà siempre desprecio!

¡y no serà olvido, ni lo tendrà.

Es la candente montaña que amenaza desde bosques incendiados,

el fantasma  de ojos vagos…

Y es espacio seco, tierra muerta, siembra inútil.

Caen los caràmbanos del amanecer,

se fijaron y fue fuego helado: erizado nudo tembloroso de culpa, soledad y silencio.

Flores negras de maldición, conjuros y desafío,

fríos inciensos morados de ramajes que vacilan y se apagan,

por el ostinado indescifrable rechazo.

Jadea el lucero triste de la madrugada,

¿expía el sauce solitario, en làgrimas acres, el rubor fragante de la mañana?

Acuña su cuño, hinca su pico,

Él,el Mal Silencioso, coàgulo punzante de aquelarres.

El mal sediento y suplicante està allí desde siempre,

hilos crueles entraman las innumerables pantomimas de las momias.

Por ahí va, serpentea por aceras anónimas, se mueve con sus estacas por habitaciones  grises,

irradiando misterio de furtivas làgrimas.

¿Es esto?

¿Puede ser esto?

Apúrate, acecha la muerte, llega,

y es el fin, la ceguera sin bordes.

Serà siempre, como la mueca tenaz del sufrimiento,

en vez del olvido sereno en la inmortalidad sagrada.

Y seràn pozos perennes de cal y marcadas huellas de cenizas, adioses inamobibles de cuarzos.

 Él es extinción, caída y persecución, mal que se queda y no acaba, reaparece y no es olvidado.

(Sobre la inmortalidad terrena del mal, a propósito de la momia descubierta en Egipto,187 “el hombre desconocido E”)

 

Francesca Lo Bue (da “Moiras”, 2012 ed. Scienza e Lettere)

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La Strada di Pietra


Avidità

Striscia la tua ora,
ma l’avarizia è tanta e tanta la pigrizia.
Non guardare il fondo, Narciso è distratto.
Il rivo diviene pozzo e il pozzo palude aggrovigliata,
e nel fondo ci sono attimi fuggenti,
demoni tristi che non parlano,
che non dicono del desiderio tenace
e della superbia golosa.
Ma un cane parla dagli occhi
e dice di una casa affranta nel muschio,
al di qua di una terra arcigna.
È la casa dei grappoli di seta
e dei pampini frastagliati ai crucci del sole.
Nel cielo c’è una torre,
la sua pietra balugina ai viventi
chiamando un segno di giustizia e sogno
all’ombra di un urlo secco.

 

Codicia

Se desliza tu hora,
pero mucha es la codicia y la pereza es tanta.
No mires el fondo, Narciso está distraído.
El arroyo se hace pozo y el pozo pantano enredado,
y en el fondo hay instantes que huyen,
tristes demonios que no hablan
que no dicen del deseo obstinado
y de la soberbia golosa.
Pero un perro habla por los ojos
y dice de una casa caída en el musgo,
ante una tierra áspera.
Es la casa de los racimos de seda
de pámpanos recortados por las puntas del sol.
En el cielo hay una torre,
su piedra guiña a los vivientes
llamando un signo de justicia y sueño,
a la sombra de un grito seco.

Da “Itinerari” di Francesca Lo Bue – Società editrice Dante Alighieri 2017, Roma

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Le Mani

LA MANO

 Y al Cid tiende la mano el siniestro mendigo,

y su escarcela busca y no encuentra Rodrigo.

“¡Oh Cid, una limosna!”, dice el precito. “Hermano,

¡te obrezco la desnuda limosna de mi mano!”

dice el Cid; y quitando su férreo guante, extiende

la diestra al miserable, que llora y que comprende

 Rubén Darío

 

LA MANO

E al Cid la mano tende  il  torvo mendico,

e la sua sacca cerca e non trova Rodrigo.

“ Oh Cid, un’elemosina!”  Dice il reprobo. “ Fratello,

ti offro l’elemosina  nuda della mia mano!”

dice il Cid; togliendo il ferreo guanto stende

la destra al miserabile che piange e comprende.

Traduzione di Francesca Lo Bue

 

L’ATTESA

Aspettavo che venissi,

aspettavo un suono variopinto,

aspettavo passi cristallini,

ma non c’eri alla radice delle mie parole.

Io non ero una donna,

ero un’ovvietà,

una che grida e graffia;

a chi?

A un Nome, al cielo della mia brama infinita.

Non sapevo che avessi un altro volto,

chiodo impudico che abbatte i giorni dell’eternità.

Madonna Bellezza mi fece una bambola

che mulina verso un segno che sfuma,

che cammina e dilegua

nel ritmo insistente del mistero.

I morti ascoltano

e riprendono una calligrafia.

 

 LA ESPERA

Esperé que vendrías,

esperé un sonido pintoresco,

esperé pasos cristalinos

pero no estabas en la raíz de mis palabras.

Yo no era una mujer,

mas bien una obviedad,

una que grita y rasguña;

¿a quién?

A un Nombre, al cielo de mi deseo infinito.

No sabía que tenías otro rostro,

clavo impúdico que abate los días de la eternidad.

Doña Belleza me hizo muñeca

que en remolino va hacia un signo que descolora,

que camina y esfuma

en el ritmo inexistente del misterio.

Los muertos escuchan

y retoman una caligrafía.

Francesca Lo Bue da, “Itinerari” Ed. Società Dante Alighieri, Roma 2017

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

La canzone della Donna che Balla

Paul Klee - Barca a Riposo

Paul Klee – Barca a Riposo

 

La Canzone della donna che balla

 Guizzo di fede, passione, infinito che chiama,

istinto generoso, traboccante,

lontano, lontano verso il  cuore verde della lontananza

fra  l’abisso verde d’acque fredde di laggiù

nella lontana distesa argentea

là, fra i bordi dell’ardore e il ghiaccio

per arrivare al cuore della perdita estrema

all’abisso del sangue che s’asciugherà

nella vastità dell’oceano verde.

Guizzo di vita e sogno grande!

Soffio di fiamma dolce

che spinge elevata e impaziente

alla semina della bellezza triste e antica,

la canzone della donna che balla, nel cuore

con l’eternità della lontananza dentro.

 

La canciòn de la mujer que baila

Pàlpito de fe, pasiòn, infinito y quebranto

Instinto generoso,

Lejos, lejos hacia el corazòn verde de la lejanìa

en el abismo de las aguas frìas del sur,

en la lejana extensiòn argentea.

Allà entre los bordes del ardor y el hielo

para llegar al corazòn de la pèrdida extrema,

en el abismo de  la sangre que se secarà en la vastedad del ocèano verde.

¡Pàlpito de vida y sueño grande!

Soplo de llama dulce

que empuja, elevada e impaciente

a sembrar la belleza triste, antigua

-la canciòn de la mujer que baila en el corazòn

con la eternidad de la lejanìa dentro.

 

FRANCESCA LO BUE

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

VITA

Vitalità Innovazione Tecnologia Abilità

Presidente Sergio Mattarella “Ingegnere, potrebbe scattare una foto dell’Italia e portarmela?

Ing. Paolo Nespoli Si Presidente, gliela porterò al Quirinale, perchè Lei veda com’è il nostro Paese dall’alto. L’Italia è un concentrato geografico incredibile e fortunato.

Ing. Paolo Nespoli É un viaggio verso il sogno, è una sensazione di libertà e leggerezza. La Terra è una cosa bella e unica: è come una nave in viaggio nell’universo e noi tutti siamo marinai nello spazio. E quando racconto quest’avventura ai ragazzi nelle scuole gli luccicano gli occhi.

 

Profondità

Il profondo cos’è,

è oceano inconoscibile e cielo imprendibile.

È come un alone senza confine,

una fragranza di pensiero,

una stria che si disfa, sparisce e non è mai stata.

È lampo di arcobaleno e riverbero lontano,

come il disegno lieve di una mano nell’aria.

È guizzo di scintilla e tepore di fiamma.

La fortezza delle acque s’acquieterà,

le tombe si sveleranno,

ci saranno editti di rientro e l’oscurità fuggirà lontano.

 

Francesca Lo Bue, “Itinerari/Itinerarios”, Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2017

 

Il vascello

Vascello d’acque tenui in acque cieche, resistenti.

Vascello leggero, prua appena brillante,

che è sguardo che triste tace.

Scivoli cauto, fugace,

spume intricate t’abbracciano.

Veliero celeste e povero che arranchi,

sguardo che gocciola limpido.

Veliero, tragitto in pena nella pelle pigra.

Traversata di scia azzurra,

Pesce puro, bianco occhio che ti vuoi perdere.

Pesce che scivoli nella schiuma,

e nella pelle, fallaci radici allucinate.

Che vuoi?

Chi chiami?

Veliero, pesce barcollante,

Legno bianco in croce, smarrito in alto mare,

tutto tu, e le fiamme del mattino che abbracciano

[le rupi alte.

Pesce visionario che percorri le rotte stellate.

Loquace occhio grande,

sogno d’argento che cammina dentro,

che fulge incessante,

che aspetta la sua luce piena.

Francesca Lo Bue, “L’emozione nella parola/Por la palabra/la emoción”, Edizioni progetto Cultura 2003 s.r.l., Roma 2009

 

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

…fu primavera, a Milano

Alda Merini (1931-2009)

BALLATE AL NAVIGLIO

Ti ho detto addio

Ti ho detto addio dopo che ho spesa tutta

 l’amarezza dal grembo e l’ho posata

presso di te come una voce strana.

Comprendo adesso che io sono un’ombra

oltraggiosa magnifica pensosa

E che tu rarefai le mie pienezze

come si sfa la terra per rubarvi

il fortissimo seme della vita.

Tu mi hai tutta predata vorticoso

come un vento selvaggio ma di questi

assai meno pietoso e musicale.

Perciò io ti riguardo che ti assenti

mentre anch’io mi dilungo abbandonata

presso la mia mortale era di pace.

 

 Te he dicho adiós

Te he dicho adiós después que he gastado toda

la amargura del regazo y la he puesto

a tu lado como una voz extraña.

Comprendo ahora que soy una sombra

 ultrajosa  magnífica pensativa

y que tú vanificas mi plenitud

como se deshace la tierra para robarle

la fuerte semilla de la vida.

Tú me has agarrada vertiginoso

como un viento salvaje pero aún menos

piadoso y musical.

Por eso veo  que te ausentas de nuevo

mientras yo me tiendo abandonada

cerca de mi mortal era de paz.

Traduzione  Francesca Lo Bue

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

IN RICORDO DI ANTONINA SAGLIMBENE

Ti ricordo con il libro e le parole della mia cara amica e poetessa Marzia Spinelli.

Fare e disfare

La vita è un lascito imbrigliato:

non scioglie lacci tardi,

tenaci compongono l’attesa,

l’esatta vicinanza, l’orbita schiarita.

Soffia pietoso l’estro del giorno, l’ora d’aria.

Freme e s’arresta il punto quotidiano.

Hacer y deshacer

La vida es una herencia  sujetada:

no desenreda nudos tardíos,

tenaces componen la espera,

la exacta cercanía,  la órbita aclarada.

Sopla compasivo  el estro del día, la hora de aire.

vibra y se detiene el punto cotidiano.

traduzione Francesca Lo Bue

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento