Saluto alla madre

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Vincent Van Gogh – Il ramo di mandorlo

Addio Mamma Antonina,

i tuoi occhi spauriti mi accompagnano nell’oceano dell’aria

al di là dei confini della terra argentina.

Madre,

la tua terra è ora la casa stellata del Padre Grande,

che l’anelito tuo ultimo sia un seme fecondo.

Francesca

 

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Mandorlo in fiore

 

zagare

Profumo di zagare

Lontano dai geni della notte.
Scappare, fuggire
da un nume che perseguita, fantasioso,
dal suo ghigno che addita.
Là, lontano, un centro bianco, quieto.
ricamarono coi punti a croce le tuniche,
alcune si strapparono.
Costruirono scivoli ammaccati.
Lontano dai volti dell’inganno!
Dalle statue cieche dei labirinti!
Lontano col grido muto!
Nell’incognita della meraviglia strana,
fra bisacce di fumo
brillano le zagare.

Stupore grigio della pace spezzata,
rivolo d’acque opache, gloria piccola nella pienezza del meriggio.
Eternità che muore nell’aleggiar del tramonto, nella distanza.
Dorata si rannicchia l’allodola pallida

Aroma de Azahares

Lejos de los duendes de la noche.
Escapar, salir
de un hado que persigue, fantasioso,
de su mueca que señala.
Hacia allá, lejos, un centro blanco quieto.
Tejieron telas con cruces dibujadas,
algunas se agujerearon.
Construyeron toboganes desvencijados.
¡Fuera los rostros del engaño!
De las estatuas ciegas de los laberintos
Lejos! Con el grito mudo.
En el incognito de lo extraño,
entre morrales de humo
sudan los azahares.

Extrañeza gris de la paz quebrada
remanso de aguas opacas, gloria pequeña en la plenitud de la siesta.
Eternidad que muere en el aleteo del ocaso, en la distancia.
Dorada se acurruca la alondra pálida.

Dal libro “L’emozione nella parola” (“Por la palabra, la emociòn”) pgg.103/104
Edizioni Progetto Cultura Roma 2010.

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Gesù dei dolori

Mi lasciasti, Gesù dei dolori

Polvere aggrumata scende da serrati respiri…..

Là, fra legni incrociati,

clamori scarlatti e la scia argentata della luna guidano i miei passi.

E’ mezzanotte,

e fra la bruna nuvolaglia le punte d’oro delle lance imperiali rilucono.

Sudori inzuppano gli angoli dell’alimento, del gioco e del sonno.

Si tinsero di oro le vesti strappate,

rimasero vuote le coppe e gli scudi di stagno.

Solo l’urraca vigila fra i bastoni caduti e le spade macchiate

della collina arida di ossa calcinate…..

Respiro nero di nulla e pozzo di sparizione.

Fuggì il Signore piagato e mite.

E furono labirinti di neve e mura di ghiaccio,

ingrate piogge e tripli tradimenti,

alitare di burle e afferrare di mani.

Te ne sei andato, Maestro triste e scalzo,

e rimasero impresse le orme dei rettili rannicchiati tra i cipressi

e coaguli di funghi grigiastri.

Sono sola nella notte senza torce

e corro e chiamo e cerco e guardo

e ti trovo, Maestro nuovo e puro.

Dalla pietra bianca

te ne sei andato col tuo rosso cuore di cielo,

e mi lasciasti la tua pietà e la tua speranza azzurra,

le soglie dell’infinito glorioso

e le voci dell’eternità fra le mie dita tremanti.

Me dejaste, Jesùs  de los Dolores

Polvo mojado desciende de cuajados respiros……

Allà, entre postes encrucijados,

clamores escarlatas y  el reguero plateado de la luna guìan mis pasos

Es medianoche,

y entre pardos nubarrones las  puntas de oro de las lanzas imperiales relucen.

Sudores empapan los rincones del alimento, del juego, del sueno.

Se tineron de oro sucio las  vestiduras rotas,

                                       se quedaron vacìas las copas y los escudos de estano

Sòlo la urraca vigila entre bastones caìdos y espadas manchadas

de la colina yerma de huesos calcinados,

respiro negro de nada y pozo de desapariciòn.

Huyò el Senor manso, llagado.

Y fueron laberintos de nieve y muros de hielo,

ingratas lluvias y triples traiciones,

aliento de burlas y ademanes atrapadores.

Y te fuiste, maestro triste y descalzo.

Y se quedaron marcadas las huellas de reptiles agazapados, entre cipreses

y coàgulos de hongos cenicientos.

Estoy sola en la noche sin antorchas,

y corro y llamo, busco y miro

y te encuentro, Maestro nuevo y puro

De la piedra blanca

te fuiste con tu rojo corazòn de cielo,

y me dejaste tu piedad y tu esperanza azul,

los umbrales del infinito glorioso,

y las voces de la eternidad, entre mis dedos temblorosos.

Francesca Lo Bue  – Pasqua 2016 –

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Il Rabdomante – El Rabdomante

cippoiscritttmb                                                    Francesca Lo Bue  Il Libro Errante

Il Rabdomante

Nell’ora vesperale delle magnolie entra il rabdomante,

nel cerchio fulvo di un tempo passato.

Il suo bastone cerca il tesoro della terra,

nella cenere dei passi e nel nome degli uomini.

Rabdomante,

una sillaba d’aria è la forza del tuo cuore,

la voce dei nibbi ti chiama fra sfingi di calce e creta.

Cerchi un nome e una casa

e imprigionando l’aria in un canto perlaceo

riapparirai nel tempo di tutti,

col libro che scrivesti nell’aria,

coi tuoi occhi di profeta,

con le tue mani di orefice

Da “Il libro errante” Edizioni Nuova Cultura,  Roma 2013.

libro errante

 El Rabdomante

En la vesperal hora de las magnolias adormecidas

entra el rabdomante

en el cerco pardo del tiempo ya pasado, ya de nadie.

Su bastòn de brisas matinales

busca el tesoro de la tierra entre sus aguas sutiles

en la arena de los pasos  y en el nombre de sus hombres.

Rabdomante, una sìlaba de brisa es la fuerza de tu corazòn,

la voz de la zumaja te llama entre esfinges cenicientas.

buscas un nombre y una casa

y aprisionando la brisa en un canto perlàceo

apareceràs en el tiempo de todos,

con el libro que escribiste por los aires,

con tus ojos de profeta

con tus manos de orfebre.

Da “El libro errante”, Edizioni Progetto Cultura, Roma 2013

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Il Muro e L’Angelo

Vincent_van_Gogh_(1853-1890)_-_The_Olive_Trees_(1889)

Les olivier – Van Gogh

 Il muro e l’angelo

 Si apre uno squarcio di luce, appare uno straniero e qualcosa  si realizza, succedono unici i fatti, l’armonia dell’aria si fa amena fra i convolvoli rosati nella terra sfusa di nebbia.

Il muro è lungo, spesso…- l’aleggiare di una testa alata:  è la forza che realizza, le parole dell’opera, suono che fugge  nel riflesso ceruleo della lucciola cieca, la scia di Vespero, la traiettoria della linea, il nome, il riscatto, la salvezza, il volo intermittente del passato che si protegge nel cuore.

Gli angeli trapassarono le mura calcinate.

Non ti avvicinare al crepuscolo senza nome,

all’argentea aria che culla anime spaurite.

Non ti avvicinare al solitario chiarore senza suoni;

là c’è un frutto perenne,

rosseggia nella siepe oscura.

Brume di reseda scialbano nel mattino sempre nuovo.

Los muros y el àngel

Se abre una brecha de luz, aparece un extranjero y algo se realiza, se suceden únicos los hechos, la armonía del aire se hace amena, entre las corolas de las madreselvas, en la tierra difusa de niebla matinal.

El muro es largo, espeso… el aleteo de una cabeza alada: es la fuerza de la realización, las palabras de la obra, el sonido sutil que huye en el reflejo violàceo de la luciérnaga ciega, el halo de Lucifer, la dirección de la línea, el nombre, el rescate, la salvación, el vuelo intermitente del pasado que se cobija en el corazón.

Los àngeles traspasaron los muros calcinados.

No te acerques al crepúsculo sin nombre

al argénteo aire que acuna almas asombradas,

no te acerques a la solitaria claridad sin sonidos.

Allí hay un fruto perenne,

rojea en las frondas oscuras.

Bruma de resedas blanquean en la mañana siempre nueva.

Francesca Lo Bue

 

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Soltanto l’uomo è solo.

Giornata Mondiale della poesia

Soltanto l’uomo è solo

Soltanto l’uomo è solo
Vicino all’eternità,
solo lei lo accompagna, entro il suo specchio strano.
Niente è solo,
solo l’uomo è solo
con la sua inquietudine pungente,
con lui stesso, compagnia rabbiosa, ferita.
Gemono le erbe quando i suoi passi incedono incerti?
No, perché la brezza le accarezza o il vento le strappa.
Non bacia il raggio l’allodola al mattino?
Lui solo nomina,
aspetta,
chiama.
L’uomo è solo, con la sua guerra e tenerezza rannicchiata.
Perché la solitudine di star soli?
Perché lei lo sostiene nel suo grembo commosso di fredda pietà?
Fiore olezzante di deserto,
sarebbe qualcosa senza di lei?
Può non stare con lei?
Vorrebbe qualcosa da lui la vita, chiaror di specchio enigmatico.
Solo glissa nella notte il vespero mattiniero.

Sòlo el hombre està solo

Sòlo el hombre està solo,
cercano a la eternidad.
Sòlo ella lo acompaña con pasos escondidos, extraños.
Nada està solo.
Sòlo el hombre està solo,
con su quietud intensa e inquieta,
con èl mismo, compañia rabiosa, herida.
¿Sollozan las hierbas ante su pasar incierto?
No, porque las brisas las acaricia,
Y el viento las arranca.
¿No besa el rayo la alondra en la mañana?
El sòlo nombra,
Espera,
Llama.
El hombre està solo, con su guerra y su ternura agazapada.
¿Porquè la soledad de estar solo?
¿Porquè lo sovrelleva en su regazo conmovido de frìa piedad ?
Flor de desierto!
¿Serìa algo sin ella?
¿Puede no estar con ella?
¿Querrìa algo de èl la vida, cristal espejeante.
Solo deambula en la noche, el lucero de la madrugada.

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Gli Alberi della Faggeta

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              Soriano nel Cimino – il Bosco

Gli alberi della Faggeta

Sono arrivata alle sue soglie

e vidi la sua estensione ostinata, triste.

Velluto sonnolento,

quiete storta che non finisce,

forza di abbracci millenari.

Il tuo pianto quieto di schegge e foschia è lì,

fra soglie iridescenti piangi il tuo lungo desiderio,

immenso di pensieri.

Intuisci affanni e colori,

preziosità di fiori e abbracci di corpi amanti.

Vuoi voci per il tuo mutismo freddo, capriccioso

e un corpo vivo e fragile.

Cerchi cuore, sangue e primizie di forme,

spoglia millenaria e brillante della terra!

Vuoi tempo finito, morte, canto e grido…

Vuoi sentire, vuoi entrare nella casa della vita,

Vuoi la vita breve,

vuoi accedere alla tenerezza del respiro di Dio.

 

E  non sarà  quel  peso di nebbia informe, silente,

che calpesta e sgretola,

che annulla in un pozzo d’oblio!

 

Lleguè hasta tus  umbrales

y vì tu extensiòn obstinada, triste.

Terciopelo sonnoliento,

tu quietud torcida e inacabada

tu fuerza de abrazos milenarios.

Tu llanto quieto de astillas y neblinas està allì,

y entre umbrales tornasolados lloras tu deseo largo,

inmenso de pensamientos.

Intuyes afanes y colores,

preciosidades de flor y abrazos de cuerpos amantes.

Quieres voces para tu mudez frìa y caprichosa

y un cuerpo vivo y fràgil.

Buscas corazòn, sangre y primor de formas,

¡Despojo milenario y brillante de la tierra!

Quieres muerte, tiempo finito, canto y grito…

Quieres sentir, quieres entrar en la casa de la vida,

quieres la vida breve,

quieres acceder a la tibieza del respirar de Dios…

 

¡Y no serà aquel  peso de niebla

informe, silente

que machaca, desmenuza,

que anula en un pozo de olvido!

  Francesca Lo Bue

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La Madonna dei Pellegrini

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La Madonna dei Pellegrini (Caravaggio, 1569-1609)

Los Errantes

Melancolía de los errabundos,
inconfesada en su declive circular.
Se abre la chispa azul de las violetas
en la fatalidad ondulada de las mieses del ocaso.
Angustia espesa sin consuelo,
pirámide de papel en el desierto audaz helado.
Curiosidad airada,
y en el corazón piedras de lágrimas resecas,
con la avergonzada y escurridiza alegría del
arácnido.
¡Por qué las rosas estallan aromas para los otros!
Abismo de pesar indescifrable.
Misterio del ser de algunos, de los que pagan
por la burla de Dios que no se cansa de hacerse
esperar.

Gli erranti

Desolata malinconia degli erranti,
rassegnata nel suo declivio circolare, inconfessata…
S’apre la scintilla azzurra delle viole
nella fatalità ondulata delle messi del tramonto…
angoscia senza consolazione,
piramide di carta nel deserto audace gelido.
Curiosità irata,
e nel cuore pietre di lagrime rinsecchite
con la timida fuggevole allegria degli scarafaggi.
Perché le rose irradiano aromi per gli altri?
Abisso di dolore innominabile,
mistero dell’essere di alcuni, di quelli che pagano,
per la burla di Dio che non si stanca di farsi aspettare.

Francesca Lo Bue da Il Libro Errante

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Il Libro Errante

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Lapis Niger, Foro Romano

Il Rabdomante

Nell’ora Vesperale delle magnolie entra il rabdomante,

nel cerchio fulvo di un tempo passato.

Il suo bastone cerca il tesoro della terra,

nella cenere dei passi e nel nome degli uomini.

Rabdomante,

una sillaba d’aria è la forza del tuo cuore,

la voce dei nibbi ti chiama fra sfingi di calce e creta.

Cerchi un nome e una casa

e imprigionando l’aria in un canto perlaceo

riapparirai nel tempo di tutti,

col libro che scrivesti nell’aria,

coi tuoi occhi di profeta,

con le tue mane di orefice.

Francesca Lo Bue 

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Gesù dei dolori

van gogh

 

Notte Stellata – Vincent Van Gogh

 

Mi lasciasti, Gesù dei dolori

Polvere aggrumata scende da serrati respiri…
là, fra legni incrociati,
clamori scarlatti e la scia argentata della luna guidano i miei passi.
E’ mezzanotte,
e fra la bruna nuvolaglia le punte d’oro delle lance imperiali rilucono.
Sudori inzuppano gli angoli dell’alimento, del gioco e del sonno.
Si tinsero di oro sporco le veste strappate,
rimasero vuote le coppe e gli scudi di stagno.
Solo l’urraca vigila fra i bastoni caduti e le spade macchiate
della collina arida di ossa calcinate…
Respiro nero di nulla e pozzo di sparizione.
Fuggì il Signore piagato e mite.
E furono labirinti di neve e mura di ghiaccio,
ingrate piogge e tripli tradimenti,
alitare di burle e afferrare di mani.
Te ne sei andato, Maestro triste e scalzo,
e rimasero impresse le orme dei rettili rannicchiati fra i cipressi
e coaguli di funghi grigiastri.
Sono sola nella notte senza torce
e corro e chiamo e cerco e guardo
e ti trovo, Maestro nuovo, puro e infinito.
Nella pietra bianca
te ne sei andato col tuo rosso cuore di cielo,
e mi lasciasti la tua pietà e la tua speranza azzurra,
le soglie aperte dell’infinito glorioso,
le voci dell’eternità fra le mie dita tremanti.

Il muro e l’angelo

Si apre uno squarcio di luce, appare uno straniero e qualcosa si realizza, succedono unici i fatti, l’armonia dell’aria si fa amena fra i convolvoli rosati nella terra sfusa di nebbia.Il muro è lungo, spesso… l’aleggiare di una testa alata: è la forza che realizza, le parole dell’opera, suono che fugge nel riflesso ceruleo della lucciola cieca, la scia di Vespero, la traiettoria della linea, il nome, il riscatto, la salvezza, il volo intermittente del passato che si protegge nel cuore.                                                                                                                          Gli angeli trapassarono le mura calcinate.

Non ti avvicinare al crepuscolo senza nome,                                                                     all’argentea aria che culla anime spaurite.                                                                                     Non ti avvicinare al solitario chiarore senza suoni,                                                                          là c’è un frutto perenne,                                                                                                        rosseggia nella siepe oscura.                                                                                                       Brume di reseda scialbano nel mattino sempre nuovo.

Los muros y el àngel

Se abre una brecha de luz, aparece un extranjero y algo se realiza, se suceden únicos los hechos, la armonía del aire se hace amena, entre las corolas de las madreselvas, en la tierra difusa de niebla matinal El muro es largo, espeso… el aleteo de una cabeza alada: es la fuerza de la realización, las palabras de la obra, el sonido sutil que huye en el reflejo violàceo de la luciérnaga ciega, el halo de Lucifer, la dirección de la línea, el nombre, el rescate, la salvación, el vuelo intermitente del pasado que se cobija en el corazón.                                     Los àngeles traspasaron los muros calcinados.

No te acerques al crepúsculo sin nombre                                                                                         al argénteo aire que acuna almas asombradas,                                                                               no te acerques a la solitaria claridad sin sonidos.                                                                         Allí hay un fruto perenne,                                                                                                                  rojea en las frondas oscuras.                                                                                                         Brumas de resedas blanquean en la mañana siempre nueva.

FRANCESCA LO BUE

 

 

 

 

 

 

 

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